Le Critiche

Il risultato di una lunga e attenta assimilazione di esperienze figurative.


Critica di Franco Miele

Nelle opere di Anna Proietti si avverte immediatamente che l'attuale fase di ricerca è il risultato di una lunga e attenta assimilazione di esperienze figurative che hanno reso proficuo il rapporto di colleganza dell'io con l'essere delle cose. E questo rapporto si è andato per così dire chiarendo e specificando in una visione pittorica che si può oggi definire proiezione dei propri pensieri e dei propri stati d'animo nella natura, intesa come ricettacolo di eventi interiori.

Abbiamo così di fronte una serie di opere caratterizzate da una estrema esemplificazione del linguaggio espressivo, che tuttavia nella sua area di massima autonomia conserva integre le sue radici originarie. Le quali sono per l'appunto radici ricche di umanità e di autentica vibrazione dinanzi e all'interno del mondo cosmologico e delle sue aperture ideali.

In attenti ed elaborati intrecci zonali la luca trapassa armonicamente nella visione compositiva, determinando in sensibili rifrazioni di toni e semitoni che la pittrice più che vedere abbia sognato la natura, rendendoci partecipi di un lirico abbandono popolato di immagini indefinite che si rincorrono nello spazio visivo senza soluzione di continuità.

E' evidente che la primigenia carica emotiva è dominata, e sottoposta via via al controllo della ragione, in un meditato uso e non abuso dei mezzi linguistici. L'orchestrazione cromatica si dispiega in accorte sequenze e modulazioni di verdi teneri e bruno dorati, di rosa leggeri e ocra pallide, quasi che l'aria - e se vogliamo l'atmosfera - impregni in ogni minima parte tutta la dimensione del dipinto. A volte possiamo anche fantasticare di osservare gli squarci pittorici che ci vengono offerti attraverso un reticolato e, meglio ancora, una rete sfrangiata che ci dà l'intuizione di un possesso che via via sfugge ai nostri desideri.

Anna Proietti riesce così ad essenzializzare queste inafferrabili ripartizioni di colline, terreni, paesaggi nei termini di un discorso, che nulla descrive e tutto evoca. La luce rimbalza ovunque, senza mai soffermarsi in un punto preciso, e si fa alba o addirittura tramonto, invitandoci a raccoglierci in noi stessi, per ipotizzare da un particolare il senso dell'assoluto. Scopriamo così il fascino dell'attesa, nelle ansie che ci accompagnano in ogni momento della nostra giornata.

Franco Miele